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SCRITTORE
   Nicolai Lilin
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Biografia
Scrittore e tatuatore, è nato nel 1980 in Transnistria, al confine tra Moldavia e Ucraina, sulle rive del fiume Dnestr. E’ cresciuto nel quartiere Fiume Basso della città di Bender, nell’arcaica comunità dei siberiani deportati nel sud dell’Unione Sovietica durante l’era staliniana. Molti dei suoi antenati furono uccisi, fucilati dall’esercito zarista o trucidati dal KGB nelle prigioni sovietiche e nei Gulag. In Transnistria i ribelli di origine siberiana conservarono le proprie tradizioni: una comunità forte, unita, regolata da leggi non scritte e, di fatto, persino utile al regime sovietico per imporre la presenza russa in una regione dominata da clan mafiosi di etnie differenti: ucraini, moldavi, armeni, georgiani ed ebrei, tutti orientati a Occidente nelle loro relazioni criminali. Dai “nonni” siberiani, Lilin è stato allevato come “criminale onesto” in base all’etica fuorilegge di un gruppo sociale irriducibile, da sempre ostile al potere autoritario di Mosca e costretto a farsi rispettare con la forza in una regione dove le autorità avevano concentrato il peggio della criminalità dell’Unione Sovietica. Educato alla durezza della violenza, Lilin si è fatto strada già da bambino in una terra dominata dalla criminalità multietnica dell’impero sovietico: una adolescenza turbolenta e pericolosa, la sua, vissuta tra risse sanguinose con bande spietate e scontri a viso aperto con la polizia, fino all’inferno del carcere minorile, un autentico lager senza legge, regno di ogni abuso. Alla violenza indiscriminata delle gang criminali, la famiglia siberiana opponeva un codice morale del tutto particolare: si poteva vivere di furti, rapine e traffici, purché a spese dello Stato, stando alla larga da droga e racket. Era doveroso condividere il bottino, sostenere i compagni in carcere, praticare un’intensa solidarietà comunitaria e, naturalmente, assicurare la difesa dei più deboli, donne e bambini. I disabili, addirittura, venivano chiamati “voluti da Dio”, “angeli del Signore”, i soli in grado di interpretare il linguaggio misterioso dell’invisibile. «Io sono diventato adulto di colpo, a 14 anni – racconta Nicolai – quando la polizia ha ucciso senza ragione un giovane disabile psichico, mio caro amico». Nell’educazione “siberiana” di Nicolai, il grande maestro è stato il decano della comunità, “nonno” Kuzja, massimo interprete – nell’esilio della Transnistria – della grande tradizione coltivata nella Taiga dagli Urka, i leggendari briganti della foresta. Nel romanzo d’esordio pubblicato nel 2009 da Einaudi, Nicolai Lilin attribuisce grande importanza all’insegnamento degli anziani, figure struggenti di ex “criminali onesti” a riposo: fuori servizio, rigorosamente nullatenenti, vivevano come monaci allevando colombi, ma la loro parola era ancora legge. «Presto tutto questo finirà», lo avverte un giorno “nonno” Kuzja, consapevole del tramonto di un mondo arcaico, travolto dal crollo del regime sovietico e dall’avvento del capitalismo d’assalto. Lilin scelse per sé l’unica professione non violenta tra quelle ammesse nella sua comunità: il mestiere di tatuatore. Tra i siberiani il tatuaggio è un prezioso codice cifrato, depositario della biografia segreta di un fuorilegge. In carcere, il tatuatore è quindi una figura quasi sciamanica, depositaria di una sacralità antichissima, risalente all’antroplogia pre-russa degli Efei, popolazione nomade della Siberia che viveva rapinando carovane. L’arte tribale del tatuaggio diventa uno degli elementi centrali di Educazione Siberiana, libro d’esordio che Lilin, reduce dalla guerra in Cecenia, scrive in Italiano dopo essersi stabilito nel nostro paese. A Torino, sua città di accoglienza, Lilin continua ad esercitare il suo mestiere di tatuatore, collaborando con l’associazione culturale libre, network creativo indipendente nato nel 2003, con cui ha realizzato nel 2009 il video Siberian Criminal Style.
 
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